Il marketing per le microimprese: costo o investimento?

Prospettive di marketing per le microimprese.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una forte crisi economica che ha segnato in modo profondo le micro e piccole aziende del nostro Paese. Tale crisi, inevitabilmente, ha inciso anche sul modo di comunicare. Fino a qualche anno fa molte aziende limitavano al minimo gli investimenti in comunicazione, accontentandosi spesso di avere un logo buono per l’insegna ed un’elegante immagine coordinata da esibire su cartelle e biglietti da visita. Nei casi più arditi ci si spingeva fino alla realizzazione di un visual d’impatto per un flyer, un cartellone o un annuncio su un quotidiano. In moltissimi casi, tuttavia, la comunicazione di marketing era delegata a cugini, amici o dipendenti volenterosi, ma senza alcuna preparazione specifica. Non capendo che il marketing, per le microimprese, è fondamentale.

Il male atavico di molte piccole e microimprese italiane, infatti, è stato quello di vedere il marketing (e la comunicazione aziendale in particolare) come un costo e non come un investimento.

Ancora oggi capita di trovarsi davanti a clienti dubbiosi, che si arrovellano tra la necessità ineluttabile di dover fare della pubblicità e che, al contempo, non credono nella sua efficacia.

In pratica, per molti piccoli imprenditori la promozione va fatta, perché così fan tutti, ma ciò che davvero conta e porta clienti è il passaparola insieme al posizionamento dell’attività (location).

Niente di più sbagliato o, meglio, di parzialmente corretto.

Un nuovo modo di comunicare.

L’avvento del web, dei devices mobili e dei social media ha comportato una rivoluzione epocale, con la possibilità per tutti di avere accesso a una quantità infinita di informazioni, in ogni momento della giornata ed in qualsiasi luogo raggiungibile da una connessione. In poche parole, è cambiato il modo per trovare ciò che si cerca. Se un tempo avessi avuto bisogno di un idraulico mi sarei rivolto ai miei conoscenti e alle loro cerchie, avrei consultato le Pagine Gialle, oppure avrei trovato qualche annuncio su un quotidiano locale.

Oggi, con ogni probabilità, la prima cosa che farei sarebbe googlare la parola chiave “idraulico” accompagnata dalla zona che mi interessa e, in pochi secondi, potrei individuare gli artigiani disponibili, con tanto di contatti, scheda dell’azienda, sito web, pagina Facebook, etc.

Marketing per le microimprese: costo o investimento?

Facciamo un passo indietro e torniamo al nostro cliente abituato a ragionare in termini di costi e ricavi.
Se si ritiene che il marketing per l’azienda sia un costo, allora si può facilmente obiettare che ad esso deve necessariamente corrispondere un ricavo, altrimenti si tratta solamente di una spesa.
In altre parole, ragionare in termini di costo è corretto sempreché al costo sia legata una previsione sui risultati che si spera di ottenere.

E qui veniamo al vero nocciolo della questione: il cliente spesso nutre delle aspettative eccessive sul prodotto pubblicitario, qualunque esso sia (volantino, cartellone 6×3, campagne sul web o sui social). 

Il malinteso nasce per il fatto che il cliente è culturalmente influenzato dall’idea della pubblicità come costo, perdendo di vista l’obiettivo finale: il ritorno in termini di immagine e/o di vendite.
In questo modo si tende a risparmiare a discapito della qualità. Eppure, adesso, grazie alla multicanalità, è possibile raggiungere un vasto pubblico con investimenti più contenuti rispetto al passato. Ad esempio, si può rinunciare ad un costoso spot televisivo privilegiando gli investimenti su Google, Facebook e Instagram, con un ritorno misurabile e soddisfacente. 

Semmai, quello a cui non si deve mai rinunciare è la qualità, che, come in tutti i servizi, ha un costo. Per spendere meglio occorre, quindi, affidarsi a professionisti della comunicazione: la competenza fa la differenza. 

L’importanza dei social.

Come abbiamo visto, grazie alla crescente digitalizzazione, è cambiato il modo di cercare prodotti e servizi, e le aziende, anche le più piccole, si sono dovute adeguare per far fronte alle sfide imposte dalle nuove tecnologie. È nata così una nuova competitività, basata non solo sul prodotto/servizio e sul prezzo, ma sull’esperienza complessiva di acquisto o interazione con l’azienda.

In tale contesto, la cura dell’immagine aziendale è diventata un elemento di vitale importanza per ogni attività commerciale, in qualunque settore, capace di determinare il successo o il fallimento di un’azienda. Nessuno può permettersi di trascurare la comunicazione aziendale, intesa come la messa in atto di precise strategie per costruire e mantenere nel tempo un’immagine positiva e accattivante. 

Si tratta di un cambiamento soprattutto culturale: mentre prima si ragionava quasi solo in termini di target, oggi si ragiona in termini di marketing relazionale, con l’obiettivo di costruire col pubblico un rapporto, una relazione a lungo termine, fatta di chat, post, articoli di blog, feedback e commenti in tempo reale sui social aziendali.

Proprio i social hanno cambiato in modo radicale il marketing per le microimprese.
La comunicazione è diventata completamente bidirezionale. Le persone possono, con le loro interazioni ed i loro comportamenti, influenzare ed indirizzare le scelte strategiche dei brand che devono, perciò, restare sempre connessi ed ascoltare il proprio pubblico.

In questo modo, si alimenta un processo di innovazione comunicativa continua, la cui efficacia è valutabile in tempo reale. Saper curare al meglio la comunicazione aziendale diventa, quindi, un vero e proprio strumento per generare valore, contribuendo a rafforzare la reputazione dell’azienda e a migliorarne l’immagine percepita. La vera sfida per le piccole aziende nel prossimo futuro sarà quella di riuscire a far convivere vecchie e nuove tecniche di comunicazione, in un processo di continua ibridazione, convertendosi una volta per tutte ad un approccio globale della comunicazione: ogni attività aziendale è rilevante e influenza l’immagine percepita dal pubblico.

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