Credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali: “Industria 4.0”

Una delle opportunità più interessanti introdotte dalle Legge di Bilancio 2020 è sicuramente il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, rivolto alle imprese italiane che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi. La misura è nata per incentivare le imprese ad investire in beni materiali ed immateriali funzionali all’inserimento della tecnologia e della digitalizzazione nei processi produttivi, nell’ottica del Piano “Industria 4.0”. Per il 2021 è già previsto un potenziamento di tale misura, che vedrà un aumento delle aliquote e una proroga per il 2021 e il 2022. Intanto vediamo come funziona quello per il 2020 che è prossimo alla scadenza.

Come funziona il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali

La misura dell’agevolazione varia in base alla tipologia dei beni oggetto dell’investimento:

  • per quanto riguarda i beni materiali connessi alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0”, il credito d’imposta è pari al 40% del costo per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, e pari al 20% per la quota eccedente e fino al limite massimo di 10 milioni di euro.
  • per i beni immateriali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa (software, sistemi, piattaforme, applicazioni) connessi a investimenti in beni materiali “Industria 4.0”, il credito d’imposta è pari al 15%, nel limite massimo di 700mila euro di costi ammissibili;
  • per i beni più generici che non rientrano nei precedenti punti, il credito d’imposta è pari al 6% del costo per gli investimenti fino a 2 milioni di Euro.

Gli acquisti devono essere compresi nel periodo tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020, o entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro il 31 Dicembre 2020 l’ordine risulti accettato dal venditore e che siano stati pagati acconti per almeno il 20% del totale.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24, in cinque quote annuali di pari importo, ridotte a tre per gli acquisti di beni immateriali.

A chi è rivolto il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali

Il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali è rivolto a tutte le imprese che hanno la propria sede in Italia, di qualsiasi forma giuridica, settore economico di appartenenza, dimensione e regime fiscale di determinazione del reddito. Per poter accedere al contributo è necessario aver rispettato le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e il corretto versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Spese non ammissibili

Sono esclusi gli investimenti che riguardano:

  • i veicoli e gli altri mezzi di trasporto a motore;
  • i beni per i quali il decreto ministeriale del 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento ai fini fiscali inferiori al 6,5%;
  • i fabbricati e le costruzioni;
  • i beni elencati nell’allegato 3 della legge 208/2015 (condutture utilizzate dalle industrie di imbottigliamento di acque minerali naturali o dagli stabilimenti balneari e termali; condotte utilizzate dalle industrie di produzione e distribuzione di gas naturale; aerei completi di equipaggiamento; materiale rotabile, ferroviario e tramviario);
  • i beni gratuitamente devolvibili delle imprese che operano nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Inoltre non sono ammessi:

  • gli investimenti effettuati tra il 1 º gennaio e il 30 giugno 2020 e per i quali, entro il 31 dicembre 2019, il venditore ha accettato l’ordine e sono stati pagati acconti per almeno il 20% del costo di acquisizione.

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